Hai mai sentito la brezza salata che arriva prima del rumore dello scafo sui frangenti? Se stai leggendo queste righe, probabilmente sogni proprio quel momento in cui molli gli ormeggi e il porto resta alle spalle. Ma con quale mezzo farlo: un gommone agile e tattile o una barca in vetroresina solida e scivolosa? Prendiamoci il tempo per esplorare ogni curva di questa decisione, così la prossima volta che guarderai la banchina saprai già da che parte stare.

Immagina la tua giornata in mare
Mettiamola così: chiudi gli occhi e pensa alla scena perfetta. Vedi un’alba rosata, canna da pesca pronta e partenza sprint verso la secca? Oppure immagini una tavolata di amici all’ancora, musica bassa e tuffi infiniti? Il tipo di giornata che sogni dice molto sulla scelta finale.
Il gommone, con i suoi tubolari galleggianti, si comporta come un fuoristrada marino: parte in un attimo, plana senza chiedere permesso e ti porta dove vuoi prima che il caffè si freddi. La barca in vetroresina, invece, strizza l’occhio ai viaggi più lunghi e alle soste comode: baglio largo, gavoni profondi, sedute che coccolano la schiena. Quale di queste cartoline ti fa battere il cuore?
Struttura e materiali: due filosofie a confronto
La differenza principale è sotto i piedi. Il gommone nasce da un’anima rigida (carena in vetroresina o alluminio) abbracciata da tubolari in PVC o Hypalon. Questi “pneumatici d’acqua” offrono galleggiamento e assorbimento degli urti; se dovessi sfiorare una banchina, sentirai un rimbalzo più che un colpo secco.
La barca in vetroresina è invece un guscio monolitico di resina e fibre di vetro stratificate. La rigidità strutturale garantisce una linea di carena stabile nel tempo: niente pressioni da controllare, nessuna cucitura da ispezionare. Ma, allo stesso tempo, ogni graffio sulla gelcoat racconta la tua storia in marina: dovrai lucidare, stuccare e proteggere.
Prestazioni sull’acqua: velocità, stabilità, consumi
Il gommone ha un rapporto peso/potenza invidiabile. I tubolari, infatti, pesano poco ma forniscono spinta di galleggiamento: serve un motore più piccolo per la stessa velocità di una barca pari lunghezza in vetroresina. Durante la planata, poi, la superficie bagnata si riduce e l’assetto resta orizzontale; la sensazione è di “volare” sulle onde.
La barca rigida risponde con un’inerzia che addolcisce il moto: penetra la cresta dell’onda più che saltarla, riducendo i sobbalzi. Se navighi spesso con mare formato, potresti apprezzare quel taglio deciso che non ti fa schizzare di sedile. I consumi? Dipendono dal piede destro, ma in generale la massa superiore della vetroresina richiede qualche cavallo in più a parità di andatura.
Comodità di bordo e organizzazione degli spazi
Qui la vetroresina gioca in casa. Senza tubolari che rubano centimetri, il ponte offre corridoi larghi, divanetti generosi e gavoni profondi. Mettere in ordine attrezzatura da snorkeling, ghiacciaia e razzi di segnalazione diventa un tetris rilassante anziché nervoso.
Il gommone, però, stupisce con la sua modularità: la coperta è spesso un foglio bianco su cui i costruttori disegnano sedili ribaltabili, consolle centrali spostabili, prendi-sole che diventano tavoli. Certo, i tubolari mangiano un po’ di larghezza interna, e in banchina dovrai salire passando sopra il tubolare come salteresti su una zattera. Ma la sensazione di stabilità in sosta è sorprendente: il tubo agisce come paraonda naturale e riduce il rollio.
Trasporto, rimessaggio e logistica
Se vivi in una città con posti barca cari quanto un trilocale, il gommone pieghevole (o semi-rigido di piccole dimensioni) può essere un salvagente economico: lo alzi sul carrello, lo porti in cortile e lo copri con un telo. Attento però alle misure: sopra i sei metri e mezzo il gommone diventa meno “mobile” di quanto pensi, richiede rimorchio serio e permessi stradali.
La barca in vetroresina, per contro, una volta varata preferisce restare in acqua o in cantiere. Il carrello è pratico finché la lunghezza non supera i cinque-sei metri; oltre, servono argani e piazzole dedicate. Chi possiede garage al mare vince facile, ma se conti sulle gru del porto metti in conto un abbonamento annuale.
Costi di acquisto e di gestione
Nell’immaginario collettivo il gommone costa meno. Non sempre è vero. Un modello di sette metri allestito con motore quattro tempi da 200 cavalli, consolle ergonomica, hard-top in vetroresina e cuscineria offshore può sfiorare cifre da yacht d’epoca. Detto questo, la stessa lunghezza in vetroresina richiede più resina, più rinforzi, più manodopera: la differenza finale resta comunque sensibile.
Nei costi di gestione spicca l’antivegetativa: sul gommone serve solo sulla carena rigida; sui tubolari basta una mano di detergente per eliminare le macchie di alghe. La barca tradizionale, invece, pretende carteggiatura, primer e vernice speciale ogni stagione se resta a mollo. A favore della vetroresina giocano i consumi relativi alla velocità di crociera: navigando a dislocamento, riesci a “bere” meno di un gommone che, per stare in linea di galleggiamento corretta, preferisce quasi sempre la planata.
Manutenzione: quanto impegno sei disposto a dare?
Una cucitura stanca sul tubolare si ripara con colla specifica e toppe in Hypalon, ma va affrontata subito: l’aria scappa più veloce dei tuoi propositi. Le valvole meritano pulizia periodica, altrimenti granelli di sabbia impediscono la chiusura ermetica.
Sulla barca in vetroresina le questioni si spostano su vetri, gelcoat e impianti elettrici. Il gelcoat opacizzato? Pasta abrasiva e olio di gomito. Piccola crepa? Stucco epossidico, carteggio, vernice. Se ami armeggiare con trapano e spatola, potresti trovare quasi terapeutico questo lavoro di fino. Se, al contrario, preferisci stringere il bottone di accensione e partire, un gommone nuovo richiede meno attenzioni nei primi anni.
Sicurezza e gestione del maltempo
Qui entrambe le categorie alzano la mano. Il gommone, grazie ai tubolari, ha un galleggiamento intrinseco fenomenale: anche con il pozzetto allagato resta a galla. Perfetto se navighi vicino alla costa con equipaggio poco esperto.
La barca in vetroresina, però, offre bordi alti (freeboard) che respingono onde di prua e riducono gli spruzzi in cabina. In caso di temporale improvviso puoi chiudere le cappottine, ripararti e, se dotata di cabina vera, passare la peggiore mezz’ora con un thermos di caffè in mano. Quanto conta per te la protezione psicologica in quelle rare ma intense situazioni di meteo incerto?
Profili di diportista: in quale ti riconosci?
- Il pendolare del weekend
Torna in città la domenica sera, vuole varare e alare in autonomia. Gommone carrellabile, motore fuoribordo da 40/60 cavalli, serbatoio piccolo: spende poco in porto e fa bella figura in spiaggia. - Il capitano gastronomo
Vive il mare come ristorante a cielo aperto: tavolino, fornello a due fuochi, frigo capiente. Barca in vetroresina con pozzetto generoso, perché i tubolari ruberebbero spazio ai vassoi di cozze alla marinara. - La famiglia esploratrice
Ragazzi che saltano, materassini sparsi, prua usata come trampolino. Gommone con prendisole imbottito e scaletta sullo specchio di poppa, per non graffiare le ginocchia. - Il pescatore dell’alba
Partenza silenziosa, ecoscandaglio, gavoni per le canne, chiglia profonda che tiene la rotta mentre il motore gira al minimo. Barca rigida di sei metri con pozzetto flush-deck e pagliolato drenante. - Il viaggiatore di lunga rotta
Due settimane tra isole, notte in rada, serbatoi doppi. Barca in vetroresina con cabina, bagno chimico e pannelli solari: la libertà di dormire cullati dalla risacca non ha prezzo.
Prova pratica: il test dei cinque nodi
Prima di firmare l’assegno, prenota un’uscita con entrambe le imbarcazioni nelle stesse condizioni. Mantieni cinque nodi costanti per mezz’ora; è la velocità in cui emergono rumori, vibrazioni, consumi reali. Agli stessi giri motore segnati:
- Spostamento laterale con onda incrociata.
- Livello di spruzzi sul parabrezza.
- Comfort acustico in consolle.
Nella pausa ormeggio osserva quanto si balla quando passa il traghetto: il gommone avrà un rimbalzo elastico, la vetroresina un rollio più lento ma ampio. Affidati a ciò che ti infastidisce meno; dopo dieci ore di mare, quei piccoli dettagli diventano macro-difetti.
Conclusioni
Alla fine dei conti, la scelta tra gommone e barca in vetroresina è come decidere tra un SUV sportivo e una station wagon gran turismo: entrambi portano lontano, ma lo fanno con personalità diversa. Se cerchi rapidità di messa in acqua, sicurezza “galleggiante” e costi di gestione contenuti, il gommone è il compagno leale che non ti tradirà. Se invece sogni spazi generosi, linee eleganti e traversate dove contano comfort e autonomia, la vetroresina ti parlerà con voce suadente.
