Cosa succede quando la tua barca si avvicina al pontile e manca qualcosa a fare da cuscinetto? L’urto lo senti subito: righe, graffi, vernice scalfita, o peggio, ammaccature sullo scafo. I parabordi sono spesso sottovalutati fino al momento in cui servono davvero. Eppure sono uno degli accessori più semplici e vitali per proteggere la carena e gli arredi, risparmiando tempo e denaro. In questa guida approfondita vedremo cosa sono, come sceglierli, come usarli correttamente e quale investimento considerare quando si acquistano, con suggerimenti pratici e concreti per ogni tipo di imbarcazione.

Parabordi barca – Cosa bisogna sapere
I parabordi sono dispositivi pensati per assorbire l’energia dell’urto tra una barca e un pontile, un’altra imbarcazione o un ostacolo. Si tratta di veri e propri ammortizzatori che proteggono la superficie dello scafo distribuendo la forza dell’impatto su una zona più ampia e riducendo così danni localizzati. Non sono accessori decorativi: sono dispositivi di sicurezza che devono essere scelti e posizionati con criterio.
Esistono molte forme e materiali, ma la funzione rimane fondamentalmente la stessa: dissipare energia. I parabordi cilindrici, detti anche a rullo, sono i più comuni sulle imbarcazioni da diporto. Generalmente realizzati in PVC morbido, sono gonfiabili e offrono una grande superficie di contatto, ideale per ormeggi in porto e per barche con largo bordo libero. Il loro profilo però può favorire il rotolamento, specialmente con moto ondoso e correnti, perciò vanno fissati in modo corretto per limitare questo fenomeno.
I parabordi a sfera sono pensati per assorbire urti più intensi e possono fungere anche come boe temporanee. La loro forma riduce il rischio di rotolamento e permette un punto di contatto stabile; per questo sono spesso usati quando si prevede un impatto più forte o per delimitare aree temporanee in acqua.
I modelli pensati per pontili e pali sono progettati per chi ha bisogno di risparmiare spazio o di un profilo più rigido: realizzati in PVC o polietilene, possono essere dritti o angolari per adattarsi a banchine, pontili in legno o pali di ormeggio. Offrono una protezione pulita e poco ingombrante, ideale per chi ormeggia spesso in spazi ristretti.
Oltre a queste tipologie principali esistono forme più specializzate: parabordi piatti o a cuscino, facili da stivare e pratici su motoscafo; parabordi di prua arcuati che seguono la linea terminale della barca per proteggere lo sperone; parabordi studiati per tender e gommoni, con profili curvati che si sagomano sui tubolari; e infine soluzioni fisse come bottazzi o profili paracolpi installati lungo le fiancate per protezione permanente.
I materiali variano ma sono sempre scelti per resistenza all’ambiente marino: PVC morbido per i modelli gonfiabili, schiuma di polietilene per quelli rigidi o semirigidi, e spesso rinforzi e supporti in acciaio inox dove servono attacchi al railing o gallocce. I parabordi gonfiabili vengono solitamente pressurizzati a valori bassi, nell’ordine di 0,15–0,2 bar, per ottenere un buon assorbimento senza indurire eccessivamente il corpo del parabordo.
Dal punto di vista pratico, un parabordo funziona solo se impiegato correttamente: va fissato con una cima dedicata e con il giusto tipo di nodo (ad esempio nodo parlato o un semplice cappio ben assicurato), deve essere posizionato alla giusta altezza rispetto alla linea di galleggiamento e controllato regolarmente per usura, pulizia e pressione. Un parabordo ben mantenuto dura anni; uno mal fissato o sgonfio è inutile e pericoloso.
Come scegliere Parabordi barca
Scegliere il parabordo giusto non è solo una questione di estetica o di prezzo. È una scelta che dipende da parametri tecnici e dall’uso che fai dell’imbarcazione. Il primo criterio è la dimensione della barca: per imbarcazioni fino a 10 metri, la regola pratica suggerita da chi lavora nel settore è disporre di almeno due parabordi per lato, piú due di riserva, mentre per barche oltre i 10 metri è consigliabile prevedere tre o quattro parabordi per lato in funzione del tipo di scafo e delle condizioni di ormeggio. Queste indicazioni nascono dall’esperienza: più superficie protettiva hai, meglio distribuisci l’energia dell’urto.
La forma del parabordo incide sul comportamento al contatto. I cilindrici garantiscono un’ampia zona di ammortizzazione e sono facili da maneggiare, ma tendono a rullare se non sono ben assicurati. I sferici offrono stabilità e capacità di assorbimento in urti più violenti. I profili da pontile sono soluzioni efficaci in spazi stretti perché si integrano con banchine o pali senza ingombrare. Se navighi in condizioni con moto ondoso, la scelta di parabordi con maggiore spessore e una superficie che non favorisca lo scivolamento può ridurre i problemi.
La scelta dei materiali è altrettanto importante. Il PVC morbido è leggero, facile da gonfiare e riporre, ma la qualità del PVC varia: scegli prodotti UV-stabilizzati e con spessori maggiori nelle zone più esposte. I parabordi in schiuma di polietilene sono meno soggetti a forature e offrono protezione costante senza necessità di gonfiaggio, ottimi per chi preferisce soluzioni semplici e robuste. Controlla sempre la presenza di rinforzi occhiellati e di attacchi in acciaio inox quando prevedi applicazioni su railing o passacavo: questi elementi sono cruciali per la sicurezza dell’aggancio.
Altra componente chiave è la misura: lunghezza, diametro e volume condizionano la capacità di assorbimento. In generale, parabordi più grandi sono indicati per imbarcazioni con maggior bordo libero e per ormeggi prolungati. Se hai una barca a vela alta e con notevole freeboard, scegli parabordi più lunghi e con diametro maggiore; per gommoni o tender, i modelli curvati per tubolari aderiscono meglio alla superficie e proteggono in modo mirato. La regola pratica è: più grande è la barca, più grande deve essere il parabordo.
Non sottovalutare il posizionamento. Il parabordo va collocato all’altezza della linea di impatto probabile: se il pontile è più alto o più basso rispetto al tuo galleggiamento, regola le cime in modo che il parabordo non si trovi né troppo in basso né completamente sopra la zona d’urto. Durante le manovre di attracco, mantieni sempre pilota e equipaggio consapevoli dell’altezza dei parabordi; spesso si vedono parabordi troppo bassi rispetto alla murata, che offrono scarsa protezione nel punto giusto.
La manutenzione influisce sulle prestazioni. Controlla periodicamente la pressione dei parabordi gonfiabili (0,15–0,2 bar è un valore indicativo frequentemente raccomandato), puliscili per eliminare residui, sale e muffe, e riponili su appositi supporti o in cassetta quando non usati. Le corde di fissaggio vanno sostituite se presentano sfilacciature; gli occhielli in acciaio inox devono essere ispezionati per corrosione o gioco e sostituiti se necessario. Una buona pratica è avere sempre a bordo almeno uno o due parabordi di riserva: un problema improvviso non deve trasformarsi in un’emergenza alla prima banchina affollata.
Prezzi
Il mercato dei parabordi è ampio e i prezzi riflettono la varietà di forme, materiali e livelli di finitura. È vero che i risultati di ricerca non sempre forniscono range numerici aggiornati, ma è comunque possibile dare indicazioni di massima per orientarsi prima di effettuare l’acquisto. Per un parabordo cilindrico gonfiabile di dimensioni ridotte, adatto a tender o piccole imbarcazioni, il prezzo può partire da poche decine di euro ciascuno. Per modelli di qualità media per barche da diporto di lunghezza comune (fino a 10–12 metri) i costi si collocano tipicamente nella fascia bassa media, con prezzi che possono variare nell’ordine di qualche decina fino a circa cento euro per pezzo, a seconda delle dimensioni e dei materiali.
Per parabordi di grandi dimensioni, destinati a barche oltre i 12 metri o a ormeggi prolungati e con bisogno di maggiore capacità di assorbimento, i prezzi salgono proporzionalmente: parabordi robusti, di marchi rinomati e con finiture professionali possono raggiungere o superare la soglia delle centinaia di euro ciascuno. Per profili fissi, bottazzi o piastre paracolpi su misura, il listino dipende dalla complessità della soluzione e dal materiale; componenti in polietilene estruso o profili in gomma speciale, pensati per installazione fissa, richiedono un investimento iniziale maggiore ma offrono protezione duratura e minore manutenzione.
Quali marche considerare? Esistono produttori storici e marchi specializzati che hanno costruito reputazione grazie a qualità e resistenza. Tra i nomi che emergono frequentemente nel settore ci sono produttori e brand riconosciuti per modelli cilindrici e specifici per il mercato nautico; vale la pena considerare prodotti di marchi come Majoni per chi cerca parabordi cilindrici di livello consolidato, e soluzioni come X-Quip per rulli e parabordi a profilo studiato. Altri produttori e rivenditori specializzati in attrezzature nautiche offrono ampia scelta e consulenza tecnica, utile per chi ha esigenze particolari.
È importante ricordare che il prezzo non è l’unico indicatore di valore. Un parabordo economico può sembrare conveniente ma se realizzato con materiali scadenti o con scarsa resistenza UV, durerà poco e costerà di più a lungo termine. Viceversa, un parabordo più caro e ben costruito può restare efficiente per anni, richiedendo poca manutenzione e proteggendo concretamente lo scafo. Per l’acquisto prendi in considerazione anche la disponibilità di ricambi e accessori: cime di buona qualità, anelli inox e pompe per gonfiaggio possono essere acquistati separatamente ma incidono sull’esperienza complessiva.
Infine, per risparmiare senza rinunciare alla sicurezza, valuta la spesa in termini di dotazione completa: per una barca fino a 10 metri conviene investire in almeno quattro parabordi ben dimensionati (due per lato) e due di riserva; il budget totale per questa dotazione, a seconda della qualità scelta, può variare da poche centinaia fino a oltre mille euro se si opta per prodotti di fascia alta. Per imbarcazioni più grandi la cifra sale proporzionalmente con la dimensione e il numero di parabordi necessari.
